DUE GIORNI A LIVIGNO

CON IL MOTO GUZZI CLUB TICINO

(8 – 9 luglio)

 

 

«Per chi è lo strudel con gelato?» chiede il solerte cameriere.

Nessuna reazione da parte della decina di “guzzisti” riuniti a cena in un caratteristico ristorante di Livigno.

“… strudel con gelato?…”, ripropone il ragazzo. Silenzio imbarazzante. Poi, quando il malcapitato abbozza un ritorno in cucina, convinto di non aver ben capito l’ordinazione, si sente il vocione di Angelo:

“Strudel con il gelato? È per me”, e allo sguardo interrogativo del cameriere, che non sa più cosa pensare, Angelo aggiunge:

“Mica me lo mangio, uno strudel congelato”.

Anche il povero cameriere si aggiunge alla risata generale e la cena termina in allegria, coronata dal digestivo, offerto dalla casa, versato, dal personale di servizio, direttamente in bocca utilizzando una specie di spruzzatore a pompa.

E pensare che la giornata era iniziata con alcuni problemi.

In effetti il gruppo, partito da Lugano sabato 8 luglio, procedeva spedito verso il Maloia quando, nei pressi di Chiavenna, un motociclista tedesco si affianca a Gianfranco indicandogli la ruota posteriore. Basta uno sguardo per capire che lo pneumatico della “Stelvio” si stava sgonfiando. Trovato uno spiazzo Gianfranco e Barbara, Roberto ed io ci fermiamo per vedere il da farsi. Sinceramente io avrei chiamato il soccorso stradale, invece Gianfranco, con calma serafica, estrae dal bauletto un Kit per la riparazione e, per nulla abbattuto dalla situazione, anzi, quasi contento, tra la sorpresa dei presenti esclama:

“Ma che fortuna! Da tempo attendevo questo momento! Da anni mi trascino questo Kit e non ho mai forato. Oggi, finalmente, avrò la soddisfazione di usarlo!”

“Contento lui…”, mi dico e assisto, non senza ammirazione, agli appropriati gesti per riparare la gomma, che iniziano con il togliere il chiodo, introdurre nel foro una specie di cavaturaccioli, da far scorrere avanti e indietro per allargare e rendere regolari i contorni del foro stesso e, infine, utilizzando un altro attrezzo con un rostro all’estremità, far passare, attraverso il buco, un “verme” di sostanza gommosa da far aderire alla superficie interna in modo da chiudere l’apertura. Le operazioni si concludono con il gonfiaggio, utilizzando apposite bombolette di aria compressa, sempre fornite nel Kit. Sbalorditivo: situazione risolta in una decina di minuti.

Neanche il tempo di ripartire e la “Norge” di Roberto e Rita, comincia a fare le bizze: a tratti funziona un solo cilindro. Neanche Roberto si lascia abbattere e, pur con le difficoltà del caso (pericolosi cali di potenza durante i sorpassi …), procede imperterrito. La Guzzi non lo tradirà, anzi, dopo introduzione, nel serbatoio, di un liquido per pulire gli iniettori, migliorerà il suo rendimento, consentendo alla coppia di portare a termine la “due giorni”.

Con tempo splendido, guidati da Angelo, che spreme il suo vetusto, ma sempre valido “California”, seguito dalla rossa “Breva” di Carlo e da Enzo, su “Bellagio”, valichiamo il Maloia (dopo abbondante “colazione” al grotto Ghiggi, a base di affettati, “sciatt” e birrette), parte del Bernina, sempre spettacolare, con sorci sul ghiacciaio della Diavolezza impreziositi dal romantico incontro con il trenino rosso e, attraverso la “Forcola”, giungiamo a Livigno, raggiunti da Silvano e Mariella, in tempo per un sostanzioso pranzo, seguito dalla visita alla cittadina e dalla famosa cena dello strudel con… gelato.

Dopo una notte rigeneratrice (nell’ottimo Hotel “American”), si affronta la via del ritorno. Prima parte effettuata a ritmo piuttosto “allegro”, per evitare le precipitazioni annunciate nelle prime ore del pomeriggio. Si affronta pertanto il passo Julier e, all’uscita dal tunnel del San Bernardino … toc, toc, toc… prime gocce sul casco. E allora? Si tira fino a Soazza e ci si ripara in un bel grotto ai margini del bosco. Fra collo di maiale, caldo o freddo, patate in insalata, polenta e formaggi vari… ritorna il sole, permettendoci di rincasare in tutta tranquillità. Bella gita, bella compagnia, un grazie a tutti i partecipanti, in particolare ad Angelo per l’idea, a Silvano e a Carlo che lo hanno accompagnato nella ricognizione e aiutato nell’organizzazione.

 

 

                                                                                             Ermanno