Una mistica avventura di cavalieri, dame e pulzelle tra affascinanti borghi e luoghi sacri colmi di segreti e fantasmi

Udite, Udite, Signore e Signori che a raccontar le gesta degli arditi Guzzisti, m’appresto d’apprendista menestrello.
Adunati di buon mattino al campo base di Gandria, gioiello del Ceresio, cavalieri, dame e pulzelle in sella ai loro rombanti destrieri, condotti da Messer Robby, son partiti alla scoperta di un luogo incantato, una vera perla del lago di ComoCorenno Plinio!
Superato il primo baluardo e discesi su Menaggio tra curve e tornanti, l’intrepido gruppo si è recato a Cadenabbia per imbarcarsi e traghettare a Varenna. L’attraversata del Lario si è rivelata un’apprezzata pausa che ha permesso, dopo aver levato l’elmo, d’ammirare da un’altra prospettiva la bellezza di Varenna e di scorgere il soprastante castello di Vezio, meta d’una precedente scorribanda autunnale, allorquando, condotti dall’intrepida Madama Lory e dall’arguto Messer Poldo, i baldi guzzisti andarono a caccia del fantasma che ancor oggi, si dice, si aggira nei profumati giardini e nelle buie celle incavate nella roccia su cui poggia il maniero.
Toccata terra ferma, infilato l’elmo, di gran lena per Corenno Plinio i valorosi si son messi in marcia.  
Dopo una meritata pausa caffè con brioche nel caratteristico centro storico di Bellano, i nostri avventurieri son quindi giunti alla meta.  Qui, ad attenderli una guardia ligia al suo dovere ha dapprima ordinato dove parcheggiare i destrieri eppoi ha sapientemente introdotto cavalieri e dame alla scoperta di questo borgo medievale. Mille scalini discesi fino al lago e poi risaliti a gruppetti che si sono incrociati ripetutamente animando gli angusti e romantici viottoli con la consueta guzzista allegria. Seguendo le mura dell’imponente Castello (definito anche castello recinto poiché accoglieva al suo interno persone e bestiame quando dovevano ripararsi dagli attacchi degli invasori). in molti si son dilettati a osservare i principali borghi sull’altra sponda del Lario attraverso rudimentali cannocchiali (cilindri di ferro) per poi ricomporsi ordinatamente dinnanzi alla monumentale porta della chiesa di San Tommaso di Canterbury, dove l’arzillo Messer Carletto, rimasto a guardia dei destrieri, li aspettava leccando il primo dei “pochi” gelati che avrebbe gustato durante l’intera giornata. Corenno Plinio, annoverato tra i borghi più belli d’Italia, si è rivelato unico ed indimenticabile fors’anche perché ai più quasi sconosciuto.
Di nuovo in sella, affamati dalle faticose scalinate, il gruppo sempre unito, badate bene cosa non da poco, in un battibaleno è arrivato al “Crottino” di Dorio, dove un succulento banchetto ha rifocillato tutti quanti. Una scorpacciata di prodotti locali che, per non alimentar l’acquolina in bocca, non vi sto a elencare ma che vi lascio solo immaginare.
Risaltati in sella per raggiungere l’abbazia di Piona, salendo e poi scendendo il promontorio dell’Olgiasca con la panza tanto piena, gli ammortizzatori dei destrieri sono stati messi a dura prova, in particolare nel tratto di ciottolato e sterrato. Fatica però ripagata dalla meraviglia che ha colpito al cuore e nell’anima i visitatori all’arrivo. La posizione è invidiabile: affacciata sull’alto lago di Como, l’abbazia guarda frontalmente Gravedona e dietro è incorniciata dal monte Legnone. Un ambiente incontaminato che richiama tempi lontani. L’abbazia di Piona, è un raro gioiello dell’architettura romanica lombarda. Gli edifici che la costituiscono sono la Chiesa di San Nicola e il Chiostro. La Chiesa di San Nicola presenta una navata unica rettangolare ed è affiancata da un campanile quadrangolare a destra dell’abside. Il Chiostro, di notevole bellezza, rimane il cuore del complesso intorno a cui sono disposti in modo funzionale ed armonico gli ambienti monastici. La forza e la magia che scaturisce dalla purezza della forma è stata percepita da tutti i nostri valorosi, la vibrazione e l’armonia del suono ha raggiunto il loro cuore incidendo sull’animo con un battito profondo … quasi come quello di un antico bicilindrico Guzzi. È la forza del Romanico, che è possibile riscontrare anche nei gioielli architettonici fuori porta che costellano il nostro bel Ticino, in primis San Nicola a Giornico. Il giardino degli ulivi, si è rivelato un luogo di pace che ha indotto alla calma e facilitato il conversare amichevole tra i membri di questa spedizione, che si son confidati intime speranze che, fors’anche per magica grazia di San Nicola, per la nostra simpatica e intraprendente pulzella centovallina, il cui nome non cito ma vi lascio indovinare, si sono addirittura avverate!
Difficile ripartire da questo mistico luogo ma, raggiunto il parcheggio, lo shock della moltitudine di persone e mezzi giunti nel frattempo ha spronato i nostri eroi a saltare in sella e a partir spediti per Gera Lario. Qui, tappa tradizionale delle guzziste scorribande attorno al lago di Como, il gruppo ha rotto le righe dopo aver gustato l’ultimo gelato o sorseggiato una rinfrescante bibita. 
Ognuno ha fatto ritorno alla propria dimora dopo una giornata dove di certo la miriade di attimi intensi è risultata inversamente proporzionale ai relativamente pochi chilometri percorsi ma, ohibò, non alle volte che durante questa spedizione i nostri eroi hanno tolto e messo l’elmo! 
Al proposito, Signore e Signori, ringraziandovi per l’attenzione, vi saluto con un detto nel nostro bel dialetto: “sü `l casco, gió `l casco”, lasciandovi con quest’enigma: ”ma quante volte è stato ripetuto l’esercizio?”

R. Guzzi