IL CIRCUITO DEL LARIO

 

Da Wikipedia apprendiamo che:

“… Il circuito del Lario fu una competizione motociclistica di grandissima popolarità disputatasi per quindici edizioni fra il 1921 e il 1939.

La prima edizione della gara che si svolse il 29 maggio 1921 si dipanava su un circuito di 36,5 chilometri che attraversava Asso, Visino, Limonta, Bellagio, Guello, Civenna, Magreglio, Barni e Lasnigo, da percorrere per 6 volte per una lunghezza totale di circa 220 Km. Il tracciato comprendeva più di 300 curve e ben 550 m di dislivello, con il punto più alto ai 754 m della Madonna del Ghisallo. Per La sua difficoltà veniva chiamato il Tourist Trophy italiano …”.

Guidati da Roberto Bassi l’abbiamo ripercorso in ventidue, quel circuito (che vide le moto dell’aquila spiccare il volo), sabato 18 aprile, in senso contrario, per esigenze d’orario, rispetto alla versione originale, ma godendoci ogni curva e rivedendo, con la fantasia, le gesta dei mitici Nuvolari, Varzi, Tenni, Finzi, …

Partiti da Lugano alle 09.00, ci siamo diretti a Menaggio e, con il traghetto, abbiamo raggiunto Bellagio, dove siamo entrati nel circuito, percorrendo la litoranea fino a Valbrona, per raggiungere la prima tappa del nostro itinerario: Asso, con la storica pasticceria “Pedrabissi”, dove abbiamo consumato, in compagnia del presidente del locale moto club, un ricco aperitivo.

Tra una pizzetta, una tartina e un buon prosecco, abbiamo avuto la fortuna di conoscere Gianmarco Maspes, intrigante personaggio che, coniugando la passione per il motociclismo all’interesse per la storia locale, ha pubblicato un interessantissimo libro intitolato “Cuori a Pistone (La grande e le piccole storie del circuito del Lario)”.

Me ne sono procurato una copia e, una volta a casa, ho iniziato la lettura. Devo ammettere che sono rimasto piacevolmente sorpreso: il libro ti prende, perché sa unire il rigore della ricerca storica ad una leggerezza comunicativa che lo rende di piacevolissima lettura.

Emerge prepotentemente il contesto fascista, con i suoi principali protagonisti, tra i quali il duce, Benito Mussolini e i fratelli Finzi, Gino e Aldo. Quest’ultimo diventerà deputato allo sport e, in seguito, sottosegretario al Ministero degli Interni. La sua brillante carriera politica sarà improvvisamente interrotta quando sospettato di aver avuto parte nell’omicidio di Matteotti.

Gustosi aneddoti rendono la pubblicazione particolarmente esilarante, come quello del rag. Martegani, pilota miope, che per gareggiare alla Varese – Campo di Fiori, si portò, su un portapacchi elevato, l’amico dott. Pozzi, che lo teneva informato sulle asperità della strada.

Dopo una visitina allo Studio fotografico “Paredi”, che conserva ancora le lastre con le foto dei vari campioni impegnati nel circuito, facciamo rotta verso il Piano Rancio, per gustare le specialità della zona e, nel primo pomeriggio, ritorno a Bellagio, senza dimenticare doverose soste davanti ai monumenti presenti lungo il circuito, impreziosite dalle spiegazioni di Roberto.

Da Bellagio abbiamo raggiunto Como; sosta a Cernobbio per bibitina e poi rientro, inseguiti da quattro gocce di bel tempo.

Una bella uscita e un doveroso ringraziamento a Roberto per l’organizzazione e la conduzione.

Con il permesso verbale di Gianmarco Maspes estraggo, dal suo libro, due interessanti paragrafi che rispecchiano il pensiero degli anni venti sul galateo motociclistico e sul comportamento dei motociclisti nei confronti delle donne. Buona lettura.

  • Galateo motociclistico

    • Più che ad una regolazione fissa ed assoluta, il buon motociclista dovrà regolarsi, nelle singole circostanze, lasciandosi consigliare dal proprio “senso della strada”.
    • Nessuno può essere buon guidatore, se non sente istantaneamente ed istintivamente la qualità, i difetti e gli ostacoli della strada che percorre.
    • Chi sguscia fra due macchine a gran velocità, chi rasenta con la propria moto il muso dei cavalli, chi sopperisce, con una violentissima frenata alla imprudente andatura in luoghi frequentati, non è né un buon guidatore né un motociclista “stilè”. È piuttosto un vanitoso che si inebria di sé, con pericolo degli altri.
    • Nelle svolte non si dovrebbe mai azzardare un sorpasso, né in aperta campagna né tanto meno nell’abitato (e invece molti aspettano proprio le curve per “fregarti”).
    • Più che a determinate norme, il guidatore si attenga quindi in ogni contingenza, a quelle norme di cortesia che, se è obbligatoria verso chiunque, tanto più deve essere doverosa nei motociclisti, che fanno indubbiamente parte di una classe rispettabilissima di cittadini.

    (Motociclismo – 1925)

     

     

                                                                                                           

Seguire il marito!

La moglie deve seguire il marito ovunque egli vada…

In omaggio alla legge la moglie di un appassionato motociclista ha voluto, subito dopo il matrimonio, accodarsi al marito, il quale, nel periodo della luna di miele, è stato di una delicatezza sorprendente.

Passeggiate brevi ad una media limitata, su strade ottime, in giornate adatte. La luna dura quanto dura. Il fatto è che è venuto il giorno nel quale l’uomo ha sentito il desiderio di cambiar strada e di correre un po’ forte. E la moglie ha trovato che poteva restare tranquillamente a casa. Ecco: seguire il marito dovunque egli vada è nella legge, ma… fatta la legge trovato l’inganno. Quando l’uomo vuole, sa riuscire nell’intento. Adesso il marito, invece della sua metà che è pesante anzichenò, porta con sé una donnina molto leggera, che non ha paura delle velocità folli e che mangia polvere e si adatta a tutti i sobbalzi senza una protesta al mondo. E la moglie, troppo timorosa e quietista, prepara consommés e zabaglioni!

 

(Dalla stampa dell’epoca – 1923)

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                Ermanno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                              Ermanno