USCITA MGCT N.6: VALTELLINA E PIAN GEMBRO
(14.09.2014)
Sono sicuro che il Buon Adriano scriverà un bell’articolo dettagliato sull’itinerario, sul numero dei partecipanti, sull’ottimo aperitivo e sul succulento pranzo che abbiamo consumato al ristorante Oasi, quindi devo trovare altri argomenti, affrontando il tema da un’altra angolazione.
Sono rientrato dalla gita contento per i bellissimi paesaggi che abbiamo visto e per l’ottima organizzazione (grazie Robi, al secolo Roberto Bassi). Eventualmente, chi vuole organizzare gite in Valtellina, lo può cercare sull’elenco telefonico sotto il paragrafo “Organizzazione di gite indimenticabili”, sollazzo del palato, orgasmo dello stomaco, delirio dell’intestino.
Inizio con la constatazione che siamo partiti puntuali dalla stazione di Lugano alle 08.30 (già di per sé un fatto inconsueto) e TUTTI siamo arrivati alle 10.00, come da programma, per la pausa caffè (nessun disperso).
Nel corso della discussione al Bar, ho notato che il Cesare era piuttosto assente, poiché si è fatto travolgere alla vista delle bontà locali: le cosce di rana, gli “sciatt”, i pizzoccheri … Abbiamo poi ripreso il viaggio sempre come da programma, nella solita formazione (incursori della XMAS – chiedere a Loretta per dettagli).
Dopo aver percorso pochi metri, sovrastando il rombo dei motori, il Sergio ha iniziato una chiassosa discussione con l’Enzo. Nel frattempo, il sottoscritto era assorto nel contemplare il paesaggio alpino (ho notato che c’è ancora neve in alcune vallette in quota), mentre l’Angelo stava fissando i tubi di scappamento del Rheinard, poiché gli sembrava che il destro “fumettava” più del sinistro. Devo fare quest’inciso poiché poco dopo è successo “il fattaccio” e, a proposito, devo anche dare ragione al Carlo, che già alla partenza aveva segnalato la sua “malavoglia” nel percorrere queste strade.
In effetti, vi sono molti incroci piuttosto “Naif” su tirate dritte, quindi, quando un automobilista distratto frena improvvisamente per girare a destra o a sinistra, si produce il famigerato effetto elastico (da 60/80 chilometri orari a … stop …), con le conseguenze che si possono immaginare.
Proprio in una di queste situazioni, ho visto “me medesimo” schizzare dalla sella per atterrare al volo al posto del passeggero della V7 del Robi e, per un soffio, non gli ho accorciato gli scappamenti con la ruota anteriore del mio “Brevone”.
Dietro di noi è capitato di peggio, per via dell’effetto sorpresa, ed il malcapitato Cesare ha speronato il Tommaso. Tanto spavento, qualche piccolo danno al “Brevino”, ma nessun ferito.
Via di nuovo, verso Villa di Tirano, “Ortofrutticola Baccanelli”. Entrando in negozio mi fiondo sulle bresaole alla ricerca di quella più interessante. L’Adriano (esperienza da Vintage) “paspa” i funghi e ne sceglie i migliori.
Ha vinto lui, che si è comperato ottimi funghi, mentre io ho dovuto semplicemente constatare che tutte le bresaole avevano il medesimo grado di stagionatura.
Riprendiamo il viaggio, in direzione dell’agriturismo “Oasi”, per il pranzo. Ottimo affettato e … colpo di scena: il Carlo chiede i pizzoccheri senz’aglio. Trambusto in cucina, poiché una simile richiesta era stata formulata solo dall’eroe dei due mondi nel 1862. Comunque si son dati da fare ed hanno presentato un piatto formato XXL … senz’aglio.
Al ritorno ho dovuto constatare che i distributori automatici di benzina in Italia sono come le “Slot machines”. Introduci i soldi e fai la tua giocata. Se ti va bene, sputa la benzina, altrimenti esce la scritta: ”Sei stato sfortunato, prova un’altra volta!”.
Per concludere, un ringraziamento anche al Sergio che, sulla via del ritorno, ci ha guidato con perizia su vari percorsi alternativi, evitandoci la famigerata colonna. Per forza! Il Sergio è di casa … Peccato che nella parte finale, forse per i vari sorpassi che ha effettuato tutto preso dalla sua “performance”, ci siamo allungati, per poi ricompattarci nei pressi di Dubino. In seguito tutto come da copione: a sbalzi individuali ci siamo avvicinati alla madre patria, ritrovandoci tutti felici e contenti a bere l’ultimo caffè dopo la dogana.
Alla prossima.
Silvano
