LE CASCATE DI TRÜMMELBACH
(31 agosto 2013)
Immobile sul marciapiede, davanti alle strisce pedonali, il bernese, come appreso alla scuola elementare nel lontano 1950, guarda a sinistra, poi, ruotando la testa sul collo con proverbiale lentezza, volge il guardo a destra; infine, sempre flemmaticamente, riporta il cranio a sinistra… e medita. Di solito il periodo meditativo dura almeno una quindicina di secondi, a volta anche di più.
Nel frattempo tredici “guzzisti”, su otto Moto Guzzi dell’omonimo club ticinese, in viaggio verso Lauterbrunnen per visitare le bellissime cascate di Trümmelbach, avevano valicato Nüfenen e Grimsel, dribblando cinque migliaia di ciclisti, molti dei quali “cotti” e alle prese con l’Arcangelo Gabriele, che appariva loro ad ogni tornante invitandoli a varcare le porte del Paradiso.
A 850 m dal pedone, Franco, che guidava il gruppo dei motociclisti, vide il bernese guardare nella sua direzione; a 400 m lo vide sbirciare a destra, a 100 m lo sorprese con il volto ancora dalla sua parte. Mentre il pedone entrava nella fase meditativa, Franco giunse a 10 m dal passaggio pedonale e, in ossequio al suo proverbiale rispetto verso i più deboli utenti della strada, specialmente se anziani, decise di “stincare”. Mal gliene incolse! La Lory, che in quel momento si stava godendo beatamente il magnifico panorama offerto dal lago di Brienz, si lasciò sorprendere dall’improvvisa inchiodata e, come raccontò poi il Poldo, “stampò a caldo le alette di raffreddamento del cilindro DX della sua Lario sulle vetuste borse di Franco”.
Fortunatamente, in barba alla cabala, il tutto si risolse senza troppi danni e, soprattutto, senza cadute e i nostri, dopo l’aperitivo di rito sulla magnifica sponda destra del già citato lago, poterono raggiungere, in perfetto orario, Trümmelbach e visitare le stupende cascate, considerate le maggiori cascate sotterranee d’Europa, situate nella Valle di Lauterbrunnen, chiamata anche “la valle delle 72 cascate”.
Ritorno, attraverso Susten e Gottardo (con gran traffico sul passo, a causa dell’incendio di una vettura in galleria), bibita a Wassen, serviti da due splendide ragazze (la settimana seguente sono ripassato convinto di ritrovarle, ma c’erano… le loro nonne!) e ultimo ritrovo, con i saluti del caso, ad Airolo, nell’area di servizio autostradale.
Bel giro, che meritava un maggior numero di partecipanti. Corre voce che alcuni soci non si siano iscritti perché spaventati dal chilometraggio, giudicato eccessivo ma, ad opera conclusa, il percorso è risultato fattibilissimo, tanto che, nel ritorno, alcuni soci hanno addirittura espresso l’intenzione di scendere dal Gottardo, non sulla comoda semi autostrada, ma attraverso la vecchia e gloriosa “Tremola”. Peccato.
Abbiate fede, soci, abbiate fede!
Ermanno
