INVECE DELLA FORESTA NERA … LA TERRA DEL BARBERA!
Purtroppo le previsioni del tempo, a fine maggio, erano talmente pessimistiche per avventurarci in Germania, che abbiamo deciso di disdire la nostra prenotazione.
Era troppo grande la voglia di fare comunque un giro in moto e così Reinhard è riuscito a trovare cinque camere al Relais “Divino” a Monforte, a ca 5 km da Barolo Piemonte.
Ritrovo alle 9.30 a Brissago (Enzo, Sergio, Silvano con Mariella, Carlo e Rita, Reinhard e Roberto con l’altra Rita) e via, per il primo caffè a Verbania. Davanti ai vari cappuccini e prosecco abbiamo fatto cassa comune per sveltire il pagamento delle nostre future libagioni.
Roberto ha inserito l’itinerario sul navigatore: lago d’Orta, Vercelli, Monforte. Uno splendido tragitto tra le risaie del Vercellese, con pochissimo traffico, a differenza di quello incontrato lungo il lago Maggiore. Un’andatura tranquilla (quasi a detta di tutti), tra risaie, aironi, macchie rosse di papaveri sulle dolci colline, il tutto sotto un sole benevolo.
Prima fermata per il pranzo. Un ristorante lungo la strada, non male.
L’idea era di fermarci subito a Barolo per l’aperitivo serale, ma abbiamo preferito andare direttamente all’albergo, scaricare i bagagli e prendere possesso delle splendide camere. Mariella e Sergio hanno anche potuto fare un tuffo in piscina. A loro dire l’acqua era un po’ freddina, ma dopo qualche bracciata ha avuto un effetto rigenerante.
Rimontati in sella, breve corsa a Barolo per l’aperitivo, evidentemente con Barolo per alcuni e con Bianco mosso per altri, il tutto accompagnato da taglieri colmi di stuzzichini. Peccato che siamo proprio capitati di giovedì, giorno di riposo per negozianti e ristoratori. Comunque l’unico ritrovo aperto ci ha servito proprio bene.
Ritorno a Monforte per la cena che, purtroppo, ha deluso le nostre aspettative. Caseggiato bellissimo: un una conca delle Langhe, cavalli, rane, cantina viticola (visitata ma senza l’agognato assaggio della produzione), camere stupende, ma cucina e aperitivo deludenti al punto che, il giorno dopo, Silvano con le due bottiglie di bianco del Divino per l’aperitivo, ha portato in tavola vari salami, formaggi e il pane acquistati a Ceva.
Il secondo giorno puntatina ad Acqui Terme, passando tra i paesini delle Langhe. Fermata a Bubbio per un caffè.
Abbiamo seguito il navigatore, che ogni tanto ci ha fatto percorrere anche stradine un po’ tortuose, ma comunque ci ha sempre portato a destinazione; un po’ di spirito d’avventura bisogna pur averlo se si è motociclisti, peccato che l’età e le ossa non permettono a tutti di godere il viaggiare allo stesso modo.
Ad Acqui Terme, abbiamo sgranchito le gambe passando tra le bancarelle del mercato, girato un po’ la cittadina e pranzato. Poco tempo per apprezzare la città! Sempre percorrendo strade “verdi” siamo arrivati a Ceva, passeggiato sotto i magnifici portici, mangiato un gelato superlativo e fatto acquisti (Silvano, per l’aperitivo serale).
Cena come la prima sera: deludente. Peccato, se la tavola non ti soddisfa non aiuta a creare un bell’ambiente e, soprattutto, ad alleviare la fatica dei chilometri percorsi.
La sera abbiamo deciso che il giorno dopo avremmo formato due gruppi: Roberto, Rita, Silvano, Mariella, Enzo, Sergio e Reinhard si sarebbero diretti verso il mare mentre Carlo con Rita (stanca dai chilometri percorsi) e Angelo con Barbara sarebbero rimasti in zona per rilassarsi in compagnia di Katy (consorte di Reinhard arrivata in auto venerdì sera). Ritrovo previsto per cena a Santa Vittoria d’Alba, albergo Al Castello, per l’ultimo pernottamento.
Il mattino di sabato, ripensamento del secondo gruppo e tutti verso la Liguria, tranne Katy che con l’auto è andata ad aspettarci a Santa Vittoria, mettendo a disposizione il suo bagagliaio per le nostre sacche .
Meta: Finale Ligure, passando per il Colle Melogno dove ci siamo fermati a bere qualcosa e apprezzato le vecchie fortezze militari del Melogno realizzate dal 1883 al 1885.
Da Finale Ligure abbiamo percorso un tratto di litorale fino a Noli. Tragitto panoramico, molto apprezzato. E’ sempre bello essere in sella e godersi l’azzurro del mare da una parte e le rocce calcaree piene di “caverne” dall’altra, soprattutto per il passeggero, che non deve preoccuparsi del traffico, dei cartelli, dei limiti di velocità, di controllare se gli altri seguono o di prestare attenzione al navigatore, specialmente se non si è collegati con l’auricolare.
A Noli, aperitivo abbondante, tuffo in mare per i soliti temerari e qualche problema per trovare un ristorante per il pranzo. Angelo aveva un indirizzo buono da parte del fratello, peccato che le indicazione erano incomplete e il tempo di ricerca ha creato un po’ di nervosismo nel gruppo.
Fritto misto non male e rientro senza Reinhard che ha preferito rientrare da solo per godersi alcuni chilometri al suo ritmo.
Stabilito il percorso di rientro verso Santa Vittoria, tutti in sella e via, tra il traffico caotico, verso Albenga. Da Albenga al colle S. Bernardo abbiamo potuto goderci strade comode e poco trafficate, a parte i soliti giovani centauri che ci sorpassavano come fulmini.
Sul passo ci siamo fermati per rilassarci un attimo e Carlo e Rita sono arrivati sotto i “piantoni” delle pale eoliche che punteggiano il colle. Angelo è ripartito in tutta fretta perché era in riserva e non l’abbiamo più ritrovato anche se, per cercarlo, abbiamo cambiato percorso.
A Santa Vittoria ci aspettava un altro albergo superlativo, con una bella vista sulle colline e sui paesini delle Langhe. Bellissimo. Cena buona e raffinata, naturalmente non abbondante.
La mattina di domenica, la colazione si è rivelata degna di un re.
Bagagli e via, verso casa, Angelo e Barbara via autostrada, noi percorrendo strade lontane dai tratti più trafficati. Direzione Cocconato, Casal Monferrato e pranzo, neanche a farlo apposta, nello stesso ristorante dell’andata. Alla televisione trasmettevano la gara della moto GP e, per la gioia di alcuni, l’abbiamo seguita tutta.
Ancora in sella, e questa volta il piacere di attraversare le risaie è stato offuscato da un caldo soffocante e umido.
A Laveno ci siamo salutati con abbracci e baci: il gruppo sottocenerino, capitanato da Sergio, ha preso una direzione, Roberto e Reinhard un’altra.
Da questo viaggio abbiamo imparato che pensare di poterci mettere d’accordo cammin facendo (visto che eravamo in pochi) non è stata una buona idea, anche perché nove persone non sono poi così poche e ognuno ha le sue aspettative e le sue possibilità nel viaggiare con la moto. Comunque per noi è stata una bella esperienza, vissuta con belle persone, malgrado le inevitabili, piccole incomprensioni.
Rita e Roberto
