IL “MOTOGUZZI CLUB TICINO” NELLA TERRA DEL NEBBIOLO

(1 settembre 2007)

La Valtellina è conosciuta e apprezzata come territorio vocato alla produzione di grandi vini rossi da invecchiamento fin da epoche remote. Furono probabilmente i Celto-Liguri, che appresero le tecniche dagli Etruschi, a iniziare la coltivazione della vite nella Valle. Più tardi, in epoca carolingia, le popolazioni germaniche iniziarono il commercio dei vini attraverso le strade romane che attraversavano i passi alpini e, lungo la valle del Reno, raggiungevano grandi città come Zurigo, Amburgo e la Germania settentrionale.

Addirittura i Visconti e gli Sforza, pur di non rimanere senza il prezioso nettare di Bacco, elargirono privilegi particolari alle popolazioni della Valle e lo stesso Leonardo da Vinci parlando dei vini della Valtellina li definì “… vini potenti assai”.

Nel 1512 i Grigioni si impadronirono della Valtellina e della Valchiavenna e i più recenti studi sembrano confermare la teoria che il movente principale fu proprio il vino.

“Semm in ritard e devum anca fa’ benzina!” mi grida la moglie nel casco, alle sette di una fresca mattina di settembre, sull’autostrada Chiasso – Lugano.

“Ma va là” rispondo, “agitat mia, che tant, ul president, l’è in lett ammò!”.

E invece, giunti alla stazione di Lugano, eccolo, seduto al bar come un imperatore, alle prese con un caldo caffè, attorniato dalla sua corte. Per fortuna non sono l’ultimo: manca all’appello il Theo, che ritroveremo a pranzo.

Partenza laboriosa, con il gruppo che si spezza in due tronconi: l’uno passa per Piazza Riforma, alla vana ricerca del disperso, l’altro punta sul distributore prima del confine di Gandria, luogo dell’ultimo ritrovo.

Varcato il confine, un Adriano in grande spolvero si scatena e spreme la cavalleria del Nuovo Falcone, facendolo danzare fra le curve della litoranea. Lo segue Marco, con la Breva 750, che non gli è da meno, poi, via via, si sgranano i vari California EV, Stone e Jackall, Breva 850, Breva 1200, GT 1000 e perfino la Honda 175 di un simpatico ragazzo, futuro guzzista come il padre. Il ritmo allegro imposto da Adriano e la scarsità del traffico permettono al gruppo di marciare spedito e compatto: si giunge a Dongo in un battibaleno e, successivamente, a Chiuro con una mezz’ora d’anticipo sul previsto. Mentre aspettiamo nel cortile della Cantina Negri, il Robi c’intrattiene, raccontandoci di come sia riuscito, con il suo sidecar, ad attraversare un centinaio di metri di bosco, in ripida discesa, infilandosi abilmente fra un albero e l’altro. Il tutto dopo essere uscito di strada durante una corsa in salita. Fortunatamente Robi e la moglie, che fungeva da passeggero, se la sono cavata a buon mercato: qualche botta per lui, grande spavento e una gamba malconcia per lei, ma che rischio!

Arriva la guida, simpatica e pure carina e si comincia la visita alla cantina. Apprendiamo che la casa vinicola è stata fondata da Nino Negri, commerciante all’ingrosso. Il fondatore ha scelto come sede “Castello Quadrio”, costruito a Chiuro nel 1432 da Filippo Visconti per il condottiero Stefano Quadrio. Possiede due marchi celebri per la Valtellina: Pelizzatti, fondata nel 1860, e Enologica Valtellinese, fondata nel 1872. Le cantine, la cui costruzione è stata finanziata, negli anni settanta, anche dal Credito Svizzero, sono dotate di moderne attrezzature che permettono un’innovazione legata comunque alla migliore tradizione. I vini rossi si affinano parte nelle botti di rovere di Slavonia e parte in barriques francesi e americane.

Al termine, la degustazione di rito: un bianco detto Chiavennasca, un Sassella, un Grumello e, dulcis in fundo, un magnifico Sfursat, che deriva da una selezione delle migliori uve Chiavennasca sottoposte ad appassimento naturale.

Acquistiamo alcune bottiglie e via, lungo la salita che porta a Teglio, dove al ristorante “Combolo” ci aspettano un paio di “sciatt”, che non sono bavosi rospi ma gustose frittelle di grano saraceno aventi forma irregolare con, al loro interno, un cuore di formaggio. Non poteva mancare la classica bresaola e… i pizzoccheri! Praticamente una pirofila ogni tre persone, innaffiate da Sassella e Grumello… a moderate brente! Ci si dà tutti da fare, ma devo sottolineare la grande prestazione del nostro presidente, che dimostra, senza dare adito a dubbi, il suo gradimento per il tradizionale piatto valtellinese. E siccome insiste nel dire che pure il figlio apprezza molto tale cibaria, un cameriere alquanto perspicace, indovinando il suo desiderio, gliene prepara una vaschetta traboccante, da portar via nelle capaci borse del suo California.

Buttiamo giù ancora un amaro, indispensabile per sciogliere i grassi e, per combattere l’inevitabile abbiocco, si monta in sella.

Marco detta l’andatura lungo i tornanti che portano al fondovalle: allegra, direi. Sui lunghi rettilinei diventa addirittura vivace e inizia la danza del sorpasso. La moglie, cerca di farmi capire che non gradisce più di tanto quel continuo dentro e fuori, ma oramai ho preso il ritmo, faccio orecchio da mercante e, incurante dei colpi nel costato, seguo il casco rosso di Marco che, in lontananza, appare e scompare tra un’auto e l’altra. Davanti ho uno scatenato presidente, negli specchietti ho il 175 del ragazzo, che arranca nelle accelerate, ma poi recupera e chiude, tenuto d’occhio dai genitori che lo seguono. Fermata a Ponte del Passo, una fresca bibita mentre aspettiamo che il gruppo si riunisca e poi l’arrivederci. Ci siamo ancora divertiti. Un grazie agli organizzatori e… alla prossima.

Ermanno