L’INTRAMONTABILE FASCINO DELLE DOLOMITI
(Gh’è mort ul Doi… Ooohhhh Pordoi !)
“Avvicinatevi, vi prego, esaminate questo spettacolo che senza ombra di dubbio è una delle cose più belle, potenti e straordinarie di cui questo pianeta disponga… Sono pietre o nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”
Così scriveva Dino Buzzati, (“Le montagne di vetro”, 1956), descrivendo le splendide Dolomiti, definite, in seguito, “Il più bel patrimonio dell’UNESCO”.
“Posso mettere questi giorni fra i più belli della mia vita!”. Così mi disse Carlo, probabilmente in un momento di euforia ma, pur facendo la dovuta tara, devo riconoscere che i quattro giorni trascorsi ad Arabba con i soci del Moto Guzzi Club Ticino sono stati veramente belli.
Partiamo, in dieci, il 19 giugno (sei moto, rigorosamente Guzzi e un’auto), purtroppo senza il presidente Roberto, che tanto teneva a partecipare, ma rimasto immobilizzato da un fetentissimo “colpo della strega” proprio il giorno precedente la partenza. Guidati, con buon ritmo, dal vice presidente Robert, seguiamo la sponda destra del lago di Como, per poi affrontare il Maloia, il Forno, la Val Venosta, la Val Gardena e, attraverso, il Passo Sella e il famoso Pordoi, giungere, in serata, ad Arabba.
La prima trappa dell’itinerario dolomitico, da affrontare, il 20 giugno, dopo abbondante colazione e l’immancabile richiamo corale al passo che percorreremo più volte (gh’è mort ul Doi… Oh por Doi!), comprende la risalita del Pordoi (appunto), Canazei, il primo tratto della Val di Fassa e il passo di Costalunga per arrivare al lago di Carezza, nel quale si ammira, riflesso nelle limpide acque, l’imponente massiccio del Latemar. Caffè e diamo il via alla seconda tappa. Transitiamo proprio sotto l’affascinante “Catinaccio” (altrimenti detto “Rosengarten”, per i colori che assume in alcuni momenti della giornata), affrontiamo il passo Nigra e ci dirigiamo verso Siusi, con l’intenzione di risalire la bellissima, omonima valle, dove dovremmo pranzare e qui… sorpresa! All’imbocco della valle una “cerbera” funzionaria, con chiare minacce (la strada è chiusa, … c’è la polizia, … ci sono le guardie forestali, … 200 Euro di multa, …), ci convince a desistere. Non siamo, però, ancora riusciti a capire come Adriano e Mary, in auto, abbiano potuto raggiungere l’Alpe di Siusi senza incontrare la minima resistenza. Anzi, aggirandosi tranquillamente fra guardie e poliziotti, stavano cercando il ristorante per organizzarci il pranzo. Boh… sarà stato il fascino di Mary o il “savoir faire” di Adriano a consentire loro una tale impresa.
Ripieghiamo, per il pranzo, su Castelrotto, raggiunti dagli amici in auto e rientriamo, nel pomeriggio, passando da Ortisei e superando i passi Gardena, che offre 360 gradi impagabile panorama e Campolongo.
Il mattino dopo, sabato 21 giugno, con le orecchie ancora basse a causa della scoppola rimediata dalla nostra nazionale contro i galletti francesi, ripercorriamo il Campolungo fino a Corvara in Badia, per poi proseguire verso La Villa e affrontare, in sequenza, il Valparola (dove visitiamo un interessante museo dedicato alla Grande Guerra), e il Falzarego, passi che ci consentono di giungere a Cortina d’Ampezzo e, in seguito, attraverso il Tre Croci, al lago di Misurina, dove pranziamo. Un’occhiata alle famose Tre Cime di Lavaredo, luoghi d’indimenticabili battaglie e via, a superare il passo Giau e quello di Fedaia, per ammirare l‘imponente Marmolada. Con gli occhi sazi di spunti spettacolari e il cuore gonfio di emozioni sostiamo nel bel borgo di Canazei e infine, sempre attraverso il Pordoi, rientriamo ad Arabba.
Domenica 22 si torna a casa. Dobbiamo partire presto, perché alle 08.30 tutti i passi del “Sellaronda” saranno chiusi alla circolazione a causa di un evento ciclistico. Alle 08.00 siamo tutti in sella… e accade l’impensabile. La moto di Robert ha una gomma a terra! Dopo un attimo di disorientamento (e chi trova, di domenica, qualcuno disposto a riparare la gomma?), ricordo che, da qualche parte nella moto, dovrei avere una bomboletta riparante. Anche se un po’ vecchiotta, la schiuma funziona, tanto che Robert e Rita giungeranno addirittura fino a casa loro. Il viaggio di ritorno prevede ancora il superamento del passo del Forno ma, al posto del Maloia, affrontiamo l’Albula (con pranzo a Bergün) e il San Bernardino.
In conclusione, bellissima trasferta, anche se non esente da alcuni “inconvenienti”. Oltre la foratura raccontata in precedenza, la rottura dello specchietto retrovisore sulla Breva di Carlo (capita a tutti, prima o poi, di pensare, a torto, di aver estratto il cavalletto laterale e di lasciare la moto), o alla Golf di Adriano (sui passi, a volte, si è troppo vicini quando s’incrocia un veicolo che giunge in senso opposto). Anche Enzo ha avuto i suoi problemini, come un guasto all’impianto del freno posteriore (dovuto a poco delicato posizionamento della Bellagio sul terreno, in seguito a spegnimento inaspettato del veicolo) o il distacco della targa sull’autostrada del San Bernardino. Pure Sergio ha dovuto combattere col funzionamento irregolare del motore della sua V7, ma tutto si è risolto nel migliore dei modi, grazie alla “squadra di pronto intervento”, capitanata da Carlo e Silvano, sempre disponibili a dare una mano nei momenti di bisogno.
Ringrazio tutti i partecipanti, Robert e Rita, Adriano e Mary, Silvano e Mariella, Carlo, Enzo e Sergio per l’amicizia, la camerateria, la collaborazione e il buon umore, presenze costanti della “quattro giorni” (e non è così scontato).
Ermanno
