IL PASSO SAN MARCO E LE BRAGHETTE DEL “POLDO”

(Con sosta a Cornello del Tasso, uno dei 100 borghi più belli d’Italia)

 

La bellezza di 17 moto Guzzi  parcheggiano, alle 13 precise di sabato 15 giugno, puntuali come orologi svizzeri, nell’ampio piazzale dell’agriturismo “Ortensida”, alle porte di Morbegno. Piloti e passeggeri sono alquanto stanchi ed affamati: la mattinata è stata bella, ma lunga e impegnativa.

Siamo partiti presto da Lugano, per non mancare il traghetto delle 08.45 Menaggio – Varenna. Poi su, da Bellano al Culmine di San Pietro, discesa e tappa a Cornello del Tasso, uno dei 100 borghi più belli di’Italia, giretto per il villaggio, aperitivo e ripresa del viaggio fino al Passo San Marco, per poi calare in Valtellina, a pranzo, nei pressi di Morbegno.

E cosa vedono, mentre si armeggia per sistemare le moto, le mie oramai fosche pupille? Il “Poldo” praticamente… in mutande.

Come una collaudata attrice di “burlesque” il nostro s’è dapprima sfilato gli stivali, poi i calzettoni, seguiti  dai pantaloni tecnici e dalla relativa giacca, sostituiti da un paio di braghette, anche un po’  “peciotente”, ma indubbiamente rinfrescanti e adatte a  coprire, per lo meno,  la “vergogna”. Come se non bastasse, ecco uscire, dalle capienti borse laterali, un paio di leggerissime “Crocs” da mettere ai piedi.

Dopo aver fatto sparire, con abili gesti, la tuta da viaggio nelle capienti valigie (ora abbiamo capito perché la sua California  è come un armadio a tre ante), e situato gli stivali di fianco alla sua moto, il “Poldone”  s’è diretto, fresco e leggero come una farfalla, verso il bel salone dell’agriturismo (mica tonto il “ragazzo”), accompagnato dagli invidiosi sguardi di altri 18 motociclisti che, con passi pesanti e frusciar di “goretex”, si dirigevano, accaldati e sudaticci,  verso la medesima meta.

Certo è che, davanti ad un ottimo affettato e a sublimi pizzoccheri, debitamente innaffiati da prelibato nettare, i guzzisti dimenticano  la pesantezza e l’eventuale fastidio dell’abbigliamento e… ci danno  dentro.

Satolli, ma pienamente lucidi, ripartiamo verso Colico, per poi raggiungere Menaggio, Porlezza e, infine, Lugano.

Si viaggia tranquilli, disciplinatamente incolonnati. La temperatura è piacevole e l’aria… a folate tremendamente puzzolenti.

– C’è qualcosa di strano che brucia – mi dico e mentre mi guardo in giro per scovare lingue di fuoco o pennacchi di fumo, vedo il Marco e il Cesare fermi  ai bordi della carreggiata. M’arresto anch’io e capisco. Le pastiglie dei freni della Breva del Marco si devono essere innamorate del  disco, diventato pure rosso per la vergogna: gli si sono incollate addosso e non lo mollano, tanto che, non solo la ruota posteriore risulta bloccata, pure il pedale non si muove di un millimetro. Dopo un attimo di scoramento, mi ricordo che con la dolcezza si ottiene sempre tutto: quattro calci ben dati al pedale e questo, forse anche perché i metalli si stanno raffreddando, si sblocca e Marco può risalire in sella, proprio mentre il presidente transita in direzione contraria urlando:

– Qualcuno ha visto la mia targaaaa? –

– Noooo – è la nostra corale risposta. E sparisce.

Ripartiamo e, poco più avanti troviamo, in un bar,  il resto della compagnia che aspetta pazientemente, davanti a rinfrescanti birrette, che vengano risolti  tutti i problemi.

Per fortuna il Carlo, che ha occhi dappertutto, ha ritrovato la targa smarrita e l’ha assicurata come si deve alla V7 presidenziale che, essendo di fretta, parte di gran carriera verso Lugano, scordando però di indossare il sacco, tristemente abbandonato su una sedia. “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”… e dopo una decina di minuti eccolo di ritorno a recuperare lo zaino.

Fortunatamente il Marco ha potuto continuare il viaggio, anche se solo con il freno anteriore funzionante e… tutto è bene quel che finisce bene. D’altra parte quando si è in 17 e si pranza alle 13… qualcosa deve pur capitare!

 

                                                                                             

                                                                                                                             Ermanno