Sbam. L’ennesima vittima di quella giornata. Ci fermiamo sul ciglio dell’autostrada, abbiamo appena passato un casello. Le nove persone scendono dalle sette moto che saranno le protagoniste della bellissima avventura di quattro giorni in Francia. Ma questa fermata non serve per riposarci, siamo in viaggio da solo un’oretta. Già, questa sosta serve a pulire le visiere dei nostri caschi. I moscerini sono migliaia e posso assicurare che sono estremamente fastidiosi. Detto da me, poi… . Infatti, questo viaggio non è raccontato da un conducente, ma da una passeggera, la più giovane del gruppo. Con le visiere pulite, risaliamo in sella ai nostri cavalli d’acciaio e puntiamo verso la grande Francia.

La moto di mio padre sfodera tutti i sui cavalli nella salita al Col di Tenda. Dovete sapere due cose su questo Passo, cari lettori. Uno, fa da confine tra Francia e Italia. Due, c’è una galleria a senso unico che è aperta rispettivamente mezz’ora per parte. È proprio davanti a questa galleria che scopro che abbiamo avuto un colpo di fortuna; i minuti d’attesa sono zero! Però dall’altra parte della galleria ci fermiamo perché c’è un piccolo problema: tre moto mancano all’appello. Già, non tutti hanno avuto la nostra stessa fortuna. All’ombra di un larice abbiamo aspettato coloro che erano rimasti in cima al Col di Tenda e trascorriamo la mezz’oretta di attesa discutendo di come risolvere i problemi del mondo. Ma, sorpresa! Siamo in Francia! Ed è anche ora di pranzo!

Se c’è una cosa che ho imparato in questi quattro giorni in Francia è che in qualsiasi ristorante in cui tu vada servono sempre la “tartare de boeuf” ( ßmanzo). 

Col de Turini: questo passo è famoso per il rally di Montecarlo. Ma, non vi preoccupate, abbiamo rispettato i limiti, più o meno! Dopo 500 faticosi chilometri siamo nei pressi di Castellane, il grazioso paesino sovrastato da una rocca sulla quale vi è costruita una bellissima chiesetta. Rocca sulla quale, i nostri temerari Franco e Sergio, venerdì saliranno a piedi in soli 22 minuti (ne vanno molto fieri)! Tornando a quello che stavo dicendo, eravamo nei pressi di Castellane quando davanti a noi è apparso un lago splendido, del colore di uno smeraldo. 

Venerdì. La giornata si preannuncia calda, nonostante l’aria frizzantina. Destinazione: gole del Verdon. I chilometri previsti sono pochi in modo da permetterci di fermarci ad ammirare il bellissimo e sinuoso fiume Verdon, che si snoda in un bellissimo canyon. Percorrere la strada lungo il bordo roccioso dello strapiombo è un vero piacere. La strada è perfetta, liscia, poco trafficata e con un paesaggio mozzafiato. Gli strapiombi rocciosi sono un ottimo posto per la nidificazione dei rapaci. Infatti, possiamo ammirare tre bellissimi gipeti, rapaci molto simili ad aquile, volteggiare sopra di noi, lasciandosi trasportare dalle correnti. Vi confido una cosa: mio papà ed io siamo rimasti indietro in modo da poter ammirare meglio il panorama, con più calma. Lo spettacolo che abbiamo visto non credo si ripeterà mai più, perché lì, ad un passo da noi, volavano ben otto gipeti.

Abbiamo pranzato in un bellissimo paesino tipico provenzale, costruito in pietre chiare. 

Al pomeriggio, al posto di fare il giro del lago di Sainte-Croix, abbiamo deciso di rilassarci facendo un bel bagno nella fresca acqua del lago acquamarina. Abbiamo terminato il nostro giro di 150 chilometri percorrendo la strada sulle gole del Verdon del versante opposto a quello del mattino.  Il paesaggio era un po’ meno spettacolare, ma la strada sempre fantastica, liscia, senza fastidiose auto!

Sabato. I chilometri da percorrere sono il doppio di ieri. Destinazione: Vallon-Pont- d’Arc. Vediamo qualcosa tipico e provenzale bellissimo. Indovinate cosa? I campi di lavanda! Alcuni hanno solo pochi fiori, ma altri sono completamente viola e profumati. Come ci era solito fare ci fermiamo in un “baretto” per prendere l’aperitivo. C’era una lavagna con scritto qualcosa di davvero interessante, che riporto tradotto in italiano. Un caffè à7 euro. Un caffè, per favore à4,25 euro. Buongiorno, un caffè, per favore à1,40 euro. Verso mezzogiorno vediamo la montagna che tutti, segretamente, eravamo curiosi di vedere. Mont Ventoux, la montagna lunare. Infatti, è una montagna che sembra appartenere al nostro satellite naturale, sulla quale non è presente vegetazione e di conseguenza, è spoglia. Credo di aver contato qualcosa come seicento ciclisti! Verso fine pomeriggio, abbiamo percorso le gole de l’Ardèche. Possono assomigliare a quelle del Verdon, quindi sono anch’esse spettacolari! L’unico inconveniente era l’infestazione di processionarie (bruchi). Credo di non aver mai visto tante canoe in vita mia! Tantissima gente infatti va alle gole dell’Ardèche per navigare il fiume in canoa. Il nostro B&B si trovava fuori Vallon-Pont-d’Arc, nella campagna. Un posto davvero bello e tranquillo, dove siamo stati accolti con calore dai proprietari.

Domenica. I chilometri da percorrere sono il doppio di ieri. Già, oggi affrontiamo un viaggio di 630 chilometri. Destinazione: casa! Purtroppo la descrizione di questo viaggio non sarà molto lunga dato che abbiamo fatto parecchia autostrada, per non allungare ulteriormente le dieci ore di viaggio che ci aspettavano. Ricordo perfettamente che quando ci siamo fermati a fare benzina, Sergio ha lavato il parabrezza della sua moto dai moscerini e poi ci ha detto: – Se ci ferma la polizia, io sono l’unico che può dire di non aver corso! – .

Direzione Briançon, percorriamo un passo bellissimo. Amato credo da tutti i motociclisti per l’assenza di tornanti stretti che ti costringono a frenare molto. Ci fermiamo a pranzare in un paesino sulla strada del passo. Da lì abbiamo potuto ammirare le bellissime montagne innevate. Durante il dessert facciamo gli auguri a Franco, mio papà, per il suo compleanno. Tanti auguri!

Dopo tante ore di viaggio estenuante, ci salutiamo e ogni moto prende la direzione di casa. Dopo questi bellissimi quattro giorni di viaggio durante i quali abbiamo percorso 1650 chilometri siamo tornati nella nostra nazione, stanchi, ma con il sorriso sulle labbra. Perché questo viaggio non era soltanto macinare chilometri in moto, era tante altre cose: i battibecchi e dibattiti tra Enzo e Carlo, che per quanto estenuanti a volte, fanno parte del viaggio, le battute di Paolo, l’Orangina mia e di Loretta, il canard degli uomini. Eravamo pochi, ma buoni e per questo porteremo nel cuore questa bellissima uscita. Ringraziamo particolarmente Sergio per aver creato gli itinerari.

Sergio, Paolo, Loretta, Rita, Robert, Carlo, Enzo, Franco e Cristel (14 anni, la più giovane!)