NEBBIA, MUCCHE E RITORNO TROPICALE

IV USCITA MGCT, GISWIL: SABATO 24 LUGLIO 2017

 

08.30   Lugano stazione FFS, partenza direzione San Gottardo, 13 persone, 8 moto. Altri 5, con 3 moto, ci raggiungeranno sul passo. Adriano, Ermanno e Rezio… ai box.

 Giunti ad Airolo, ricordano i tempi della mia scuola reclute, ho la “macabra” idea di risalire il tratto della Tremola, quello che giunge al Motto Bartola. Grosso errore. Era in corso una gara ciclistica. Uno dei corridori, in evidente sovrappeso, stremato dalle temperature tropicali, sbanda. Francesco per non disarcionare il ciclista frena di colpo ed il Carlo, che lo seguiva a breve distanza, per non inc… linare il parafango posteriore di Francesco “stinca”. I vari clak/clak dell’ABS del Carlo li hanno sentiti anche gli ospiti dell’ospizio (notoriamente abbastanza duri d’orecchio).

10.00   Poiché sul passo erano presenti la metà di mille si decide di rimandare la pausa caffè alla prima bettola che incontriamo nella discesa verso Andermatt. Prontamente la Rita dichiara pubblicamente che non è la prima volta che le facciamo “saltare” la bevanda degli Dei con la scusa del “ristorante pieno”. Visto quanto precede non abbiamo potuto ripetere lo scherzo. Ho comunque avuto conferma che l’Enzo, il Sergio e suo fratello… sono allergici alla caffeina, poiché spesso optano per il succo d’uva (bianco e fermentato).

Incredibile ma vero, in zona Andermatt siamo stati avvolti dalla nebbia… o dalle nuvole… non ho capito bene di che tipo di fenomeno atmosferico si trattasse, fatto sta che, tra nebbia e nuvole, sulla strada compaiono… dei bovini. Pensavo si trattasse di una rievocazione della storia del passo del diavolo, ma per bacco, mandare delle mucche al posto del caprone mi sembrava un’esagerazione storica. Pochi metri più avanti ecco la spiegazione. Nel corso di una transumanza una ruota si è staccata dal rimorchio. Nessun problema per gli Urani. Si fanno scendere le mucche e le si accompagnano (a mano) fuori dalla galleria, in un tratto non proprio rettilineo, con il sistema… fai da te… Pola… assente, ma se fai un sorpasso nel posto sbagliato ecco apparire prontamente il solerte agente urano che ti dà una mano.

Senza altre apparizioni bucoliche proseguiamo. Robby si accorge che la mia guida non è più “scorrevole” e si mette al timone portandoci senza problemi sino a Giswil. A questo punto ritengo doverose alcune spiegazioni. Il gruppo doveva essere guidato dal Loris che, in seguito, si è accorto che aveva promesso alla famiglia una visita all’Europa Parck. Di conseguenza, sacrificando parte della visita all’Europa Park, ci avrebbe raggiunti a Giswil. Di norma, in queste situazioni supplisce l’Ermanno, che però oggi è ai box. Robby ha deciso di restare in retroguardia con il Carlo, promuovendomi capogruppo senza nessun preavviso. Il giorno prima ho accettato l’invito dell’Evaristo e del Flavio per un giro Canobbio, Giubiasco, Carena, Giubiasco, monti di Motto. Gita breve, ma con temperature bestiali (sul piano di Magadino + 35, per il resto del viaggio raramente vi erano meno di 30 gradi). Quindi ero “bien frappé” e ringrazio il Robby per la saggia decisione di prendere le redini della situazione.

Puntuali come la posta Svizzera (SIC) alle 12.00 ci ritroviamo con Loris. Pranzo più che dignitoso presso il ristorante Landgasthof Zollhaus in riva al lago di Sarnen. Al momento di pagare qualche piccola difficoltà linguistica, prontamente risolta dal Knuth (si trattava di capire che il gelato al caffè… con caffè… implica il fatto di pagare il gelato… e anche il caffè che viene servito a parte).

 14.00   Partenza per visitare una collezione privata di moto (Kochmuseum). Le moto si trovano all’interno di un capannone e, per dirla tutta, non ci sembrava nulla di particolare in confronto ad altre collezioni che abbiamo visitato precedentemente. Vero che vi erano una trentina di veicoli che coprivano mezzo secolo di storia delle due ruote, ma… colpo di scena, andiamo a visitare un altro capannone sempre di proprietà del Signor Koch. Già meglio del primo, abbiamo visto diversi pezzi unici e rari sia all’esterno che all’interno. Si sta per ripartire… fermi tutti… il grosso della collezione si trova al primo piano di un altro capannone… e lì… ci si sgranano gli occhi… di tutto e di più, veramente da vedere. Loretta fissa la sua attenzione su di un modello anni “60” elettrico, a gettoni… sì, avete capito bene, tra una cinquantina di splendide moto… a lei piaceva un jukebox.

In seguito ho visto la Barbara (moglie di Francesco), all’esterno del capannone con uno sguardo tra il mistico ed il posseduto. Mi spiega che, a causa del forte odore dovuto alla vernice nuova della travatura, alla benzina, e ad altri prodotti chimici presenti nell’aria ha avuto una visione. Le è sembrato di veder passare una donna di colore, di bianco vestita, a bordo di un Cardellino in direzione Einsiedeln!!!

 A fine visita il Signor Koch c’informa che non ha più spazio libero per altri veicoli, quindi… è disposto a vendere parte della sua collezione… ci farò un pensierino.

 Dopo aver visto circa 300 moto, Enzo, molto più pragmatico di me, avvia le trattative per l’acquisto di un veicolo, udite udite, Mercedes, che, a suo modo di vedere, pagherà 5 ma in Ticino ne vale 12. Affaire à suivre.

Un grande ringraziamento al bravo Loris per averci aiutato nella traduzione, in buon Schwitzerdütsch, delle varie domande poste al Signor Koch in altrettanto buon dialetto ticinese.

 Rientro previsto dal Brünig, Grimsel, Nüfenen.

Sorpresa: varcato il Brünig, ai piedi del Grimsel ci bloccano. Non abbiamo saputo per quale motivo, ma il Grimsel è chiuso. Poco male passiamo dal Susten e dal Gottardo.

Sulla cima del Susten tempo da lupi, 15 gradi, nebbia, vento. Tiriamo dritto. Il primo e il secondo ristorante sono invasi da altri automobilisti e centauri. Proseguiamo verso valle. Davanti a me un’auto che scende lentamente, ma lentamente, tra la nebbia, senza darmi palesemente nessuna possibilità di sorpasso.

Alla prima occasione la infilo, mi piazzo in mezzo alla strada, in modo che la “rompi” non possa sorpassarmi e rallento sino a 15 km/h… (ciapa chi)… teutonica rompi B… reva. Il primo che passa è il Carlo, poi tutti gli altri. Riprendo a scendere ad una velocità “normale”, cercando di rioccupare il mio posto in testa alla colonna, ma, alcuni hanno adocchiato un ristorantino sulla sinistra della strada “che al guarda fö ben” e… ci si ferma. D’altro canto eravamo in sella da più di un’ora! Il Carlo, quando ho bloccato l’auto, ha pensato si trattasse di “fuoco libero” quindi di slancio è sceso… presumibilmente sino a Wassen. Poco male, una telefonata e pochi minuti dopo ecco riapparire la rossa Breva 1’100 cavalcata dal Carlo.

 Salutiamo gli amici di Biasca e via verso Lugano, un pochino risanati dalle temperature di cui abbiamo goduto sino a questo momento. Infatti per tutto il tragitto abbiamo avuto da un minimo di 15 gradi sino ad un massimo di 25, quindi veramente tutto molto umano.

 Eravamo ben coscienti che dopo Airolo… sa péna… ma passare in poco tempo da 15 a 33 gradi mi fa riflettere: “Speri che all’infernu al sia mia püssee calt, altrimenti ga lassi i penn”.

Poco prima di Bellinzona il Seo mi chiede il fuoco libero. Giusto, penso, con queste temperature meglio buttare qualche cavallo in più sull’asfalto per arrivare prima a casa. Lo ritroviamo all’area di sosta e ci spiega che ha dovuto accelerare poiché suo fratello, non abituato a restare appollaiato in sella, aveva i crampi e doveva scendere. ”Seo, la prossima volta daagh gió ul magnesio, tegnal miga tütt ti… goss!”.

Bella trasferta, bravi tücc, ciclisti ed automobilisti compresi, nel segno da “voremass ben anca se ‘l fa un calt boia”.

 

                                                                                                 Silvano