VERDI E PO, CON TEMPO BELLO

E UN POCHIN DI CULATELLO

(Domenica 15 e lunedì 16 maggio)

 

Ore 08.55 di domenica 15 maggio. Sto pulendo la cuccia del cane, in attesa di recarmi, con la mia “Stelvio” e Odette, al distributore Piccadilly di Balerna, dove arriveranno Francesco, anche lui di Balerna, con il suo California e otto moto Guzzi con (con 9 persone a bordo), da Lugano, per raggiungere, entro mezzogiorno, Zibello, dove siamo attesi per il pranzo.

Squilla il telefono. È Eugenio, uno dei partecipanti, che mi comunica, un po’ sorpreso, che alla stazione di Lugano, punto di ritrovo per i “Guzzisti” del resto del Ticino, non c’è nessuno. Cumincium ben…

“Sei sicuro di essere al posto giusto?”, gli chiedo.

“Certo, Lugano Stazione nord, come scritto sul programma ricevuto”.

Sento un caratteristico fischio nelle orecchie: con calma apparente gli consiglio di aspettare; qualcuno, certamente, arriverà, ma mi rendo conto che la pressione del sangue mi sale bruscamente oltre i limiti di guardia.

Non è possibile! Solitamente il gruppo è puntuale anzi, spesso qualcuno si presenta con una buona mezz’ora di anticipo, C’è qualcosa che non va.

Ore 08.06: messaggio da Silvano, con il grosso del gruppo a Lugano, nel punto di ritrovo convenuto: “Stiamo aspettando Eugenio… “

Ma porca l’oca! Com’è possibile che non si vedano?

Ore 08.12: richiama Eugenio, pure lui  preoccupato e mi comunica che parte da Lugano, solo soletto.

Gli spiego dove raggiungerci e cerco di contattare Silvano, per tenerlo al corrente della situazione, ma… ciau Pepp: il telefono squilla a vuoto. Probabilmente il gruppo è già in viaggio. Malgrado la frescura dell’aria mattutina i microorganismi che rivestono la mia epidermide affogano in un bagno di sudore.

Ore 08.25: sento il caratteristico rombo dei bicilindrici e vedo arrivare il grosso della compagnia (primo respiro di sollievo), seguito, dopo una decina di minuti, dall’arrivo della Norge di Eugenio (secondo respiro di sollievo), che deve aver percorso il tratto autostradale “a pata patona”, come direbbe l’amico Alberto.

Viene svelato il mistero: Eugenio si trovava sì alla stazione di Lugano lato nord, ma sul versante di Besso, quindi…

La pressione ridiscende a livelli accettabili, il sudore, a poco a poco, evapora e si parte per la prima tappa della “due giorni”: Balerna – Zibello, autostrada fino a Piacenza sud, strade e stradine per il resto del tragitto che, avvicinandosi a tratti al grande fiume, tocca i paesi di Mortizza, Roncarolo, Caorso, Monticelli, Castelvetro Piacentino e Soarza. Bel percorso, praticamente esente da traffico, che percorriamo con buona andatura. Devo proprio citare, fra i partecipanti, Marco, frizzante ottantaquattrenne, fisico di ferro e robusto appetito che, con la sua rossa Breva 750 tiene tranquillamente il passo per tutti i 180 Km del percorso.

Malgrado la partenza ritardata e un caffè lungo il percorso, arriviamo a Zibello a mezzogiorno, in perfetto orario, e troviamo ad attenderci Adriano, Mary e Lina, giunte in auto per proseguire, il lunedì, verso il mare.

Pranzo – degustazione in un ristorante della piazza: una goduria per i sensi ma un devasto per il mio povero stomaco erniato e per il fegato steatosico. In omaggio al detto “per ogni gaudenza ci vuol sofferenza” ci diamo dentro… sparandoci nel gargarozzo strolghino, giardiniera, culatello, torta fritta, prosciutto crudo, ciccioli, lasagne al culatello, parmigiano, torta sbrisolona, il tutto abbondantemente innaffiato da malvasia, lambrusco e digestivi di vario tipo. Solo  Mary, che tiene particolarmente alla salute delle sue cellule, si contiene, mentre il resto della compagnia fa onore alle varie portate, Lina compresa, sorella di Mary ma che, a differenza della consanguinea, pur mantenendo un’invidiabile linea, “la mangiaress anca ul brasc d’un bergum”, come si dice dalle nostre parti, ricordando il robusto appetito e la forte muscolatura dei braccianti bergamaschi.

Bel momento conviviale: si incrociano le conversazioni, si parla di moto (ovviamente), di viaggi, di lavoro (chi avrebbe mai pensato, come raccontato da Enzo, che ai minatori impegnati a scavare gallerie per la metropolitana di Milano venisse chiesto di rallentare il ritmo per non portarla a termine troppo velocemente?), di famiglia e di nipoti.

Nel pomeriggio, un po’ frastornati a causa dei ciccioli che, nello stomaco, litigano con il culatello e del lambrusco in profonda discussione con i succhi gastrici, visita al museo nonché abitazione di Giuseppe Verdi, seguendo un itinerario multimediale supportato da cuffie e tablet.

Ultima tappa, Fidenza, dove si trova il nostro Hotel. Me l’aveva detto la Rita, che conosce il nuovo Tom Tom meglio di me: “Se metti il “percorso tortuoso”, puoi finire su strade sterrate”.

“Sicuramente non sarà il mio caso”, ho pensato, e infatti, dopo qualche chilometro… siamo finiti con le ruote su terra e ghiaia e, quel che è peggio, davanti ad un impossibile, fangoso, guado, che ci costretti a ritornare sui nostri passi per raggiungere l’asfalto.

Raggiunta Fidenza e preso possesso delle camere, una birretta in piazza e poi sorge il problema della cena. Ragazzi! A me non passava più neanche un grissino, ma si vede l’eccezione sono io, perché i miei compagni d’avventura si sono lanciati su spaghetti alle vongole, sogliole, branzini, filetti al pepe verde… con tanto di caraffe di bianco. Pure la Mary, che sempre tiene molto alle sue cellule, si è sbafata un paio di piatti di verdure bollite, al cui confronto il mio tè (sì, amici miei, avete letto bene, proprio tè al gelsomino), faceva veramente schifo.

Dopo cena, per completare l’opera, mentre con Odette, Carlo, Rita e Roberto si visitava Fidenza in notturna, Silvano, Francesco e Alessandro hanno aiutato la digestione con gustosi calvados e qualche amaro, tanto per gradire. Che invidia!

Lunedì, dopo una buona colazione, partenza per Lodi, passando da Busseto, Monticelli d’Ongina, San Nazzaro (dove si attraversa il Po), Castelnuovo d’Adda, Meleti, Crotta d’Adda, Pizzighettone, Codogno, Casalpusterlengo, San Colombano al Lambro, Sant’Angelo Lodigiano, Lodi Vecchio e Lodi, patria del famoso Fanfulla, cavaliere di gran rinomanza, come dice una famosa canzone. Bel percorso (che mi sento di consigliare), poco traffico e molta natura, compresi bellissimi campi di papaveri, che Alessandro avrebbe voluto fotografare, ma che non ho potuto accontentare poiché da quando mi ha segnalato le sue intenzioni… non se n’è più visto nemmeno uno.

Breve visita al centro storico di Lodi, pranzo e ultima tappa, Lodi – Lugano, con la precisa volontà di evitare la tangenziale di Milano, probabilmente intasata a causa del traffico di rientro (ponte di Pentecoste).

E qui (ti pareva…) inizia la campagna di Russia. Per un mio errore di programmazione del navigatore (è nuovo e non lo conosco ancora bene), prima rischiamo di imboccare una pista ciclabile e poi finiamo… in tangenziale. Esco appena posso, ma il mio navigatore è più confuso di me. Per fortuna Sergio, che conosce un po’ la zona, mi suggerisce alcune località da inserire nel diabolico marchingegno e, facendo il famoso giro dell’oca per permettere a Sergio di fermarsi a salutare la sua bella e gentile cugina, arriviamo infine Como, da dove, rischiando un cedimento di nervi per traffico da manicomio, raggiungiamo Chiasso e i rispettivi domicili.

In complesso una bella uscita con gente simpatica; ci siamo divertiti, nessuno si è perso e non ci sono stati, fortunatamente incidenti di sorta. Alla prossima. Nel frattempo prometto che mi impegno a perfezionare l’utilizzo del navigatore. Grazie a tutti.

 

                                                                                  Ermanno