6 giorni al Casale dei Gelsi, 
viaggiando tra Umbria, Lazio e Toscana

28.06-03.07.22 

«Guarda, Franco, è in arrivo una tempesta. Conviene mettere subito le tute» ci dice Elk, mostrandoci il radar meteo. Io e mio padre Franco guardiamo verso il cielo. Il sole splende più caldo che mai. Sono le 18:30 e insieme ad Alessandro (Elk) e Marina stiamo partendo per raggiungere gli altri nei pressi di Fornovo (Parma). La partenza per il Casale del Merlo Angelico in località Vianino è stata scaglionata. Una parte di noi è partita nel primo pomeriggio, mentre noi li raggiungiamo dopo il lavoro. Non del tutti convinti, visti i trenta gradi e le dubbie capacità di meteorologo di Elk, anche noi indossiamo le tute dell’acqua, sebbene a malincuore, e ci avviamo verso Fornovo (uscita autostradale che per essere ricordata bisogna pensare all’inesistente forno nuovo di Marina ☺, oppure al più noto circuito per auto e moto di Varano de Melegari). “Fortunatamente” verso Milano-Linate, le prime gocce cominciano a cadere. Ma rimangono solo quelle. Gocce. E poi smettono di cadere. È solo nei pressi di Piacenza che la pioggia ricomincia a cadere gentilmente. Ci fermiamo per mettere i copristivali e Alessandro tira un sospirone. «Ho aspettato questo momento per tutto il viaggio. Avevo paura di quello che mi avreste fatto se non avesse piovuto» ci confessa ridendo. Arriviamo finalmente alla Country House Merlo Angelico dove trascorreremo la prima notte. Devo ammettere di covare risentimento nei confronti di coloro che erano già arrivati: hanno preferito rimanere a sbafare al venire a salutarci. Hanno però poi condiviso focacce, formaggi, salumi e delizie varie con noi, che Poldo, Lory e Marco si sono procurati in paese insieme a alcuni cartoni di Lambrusco…

La mattina dopo la sveglia suona presto. La partenza è fissata per le 6:30. Sì, avete capito bene, la partenza. Ci fermiamo a fare una colazione rapida al benzinaio e riforniamo i nostri cavalli d’acciaio (per una volta, il prezzo italiano della benzina è inferiore a quello svizzero!). Questa volta la meta è il Casale dei Gelsi vicino ad Orvieto, 400 chilometri più a sud. Ci fermiamo a visitare il piccolissimo Castello di Vulci (in provincia di Viterbo) che custodisce antichi reperti etruschi. Il castello fungeva da confine tra lo Stato della Chiesa e la giurisdizione dei Medici. Ripartiamo e sotto il sole cocente raggiungiamo l’agriturismo Il Radichino, già noto ai più grazie al precedente giro, di proprietà dei Fratelli Pira a cui va un grande ringraziamento per aver aperto in esclusiva solo per il nostro gruppo. Ci rifugiamo dal caldo torrido all’interno di questo originale locale. Vi risparmierò i discorsi e le battute di Paolo. Posso però raccontare che Enzo ha deciso di farsi un pisolino su un tavolo sotto un glicine (ho le foto che lo provano). Finalmente, dopo aver percorso la strada sterrata per raggiungere l’agriturismo a ritroso (questa volta senza sbagliare strada), raggiungiamo l’agognato Casale, il caldo era intenso. E momento ancora più atteso, ci buttiamo in piscina! La serata è organizzata al Casale con qualche avanzo della sera precedente, una bella insalata di riso e una panzanella giusto per digerire il pranzo.

Giovedì, partiamo in direzione di Bolsena, percorrendo un via panoramica e facciamo subito una sosta cappuccino (anche se qualcuno ha optato per uno Spritz). Mentre alcuni visitano il paesino di Bolsena, gli altri adocchiano un ristorantino e… 12:00 Tic tac. 12:30. Tic tac. 13:00. Tic tac. 13:30. «Chi vuole ancora ‘na fritturina?» Tic tac. 14:00. Non potendo rimangiarsi le parole del giorno prima senza fare una brutta figura, Marco (Bimbo di cognome e di fatto) se ne esce dicendo: «Questo è un motogiro, andiamo a fa’ ‘sto giro». E così abbiamo lasciato il ristorantino sulla riva del Lago di Bolsena e ci siamo decisi ad andare finalmente alle terme. Alle terme in estate? Sì. Sul primo momento, anche a me è sembrata una idea vagamente strana, ma mi sono dovuta ricredere. Sotto le fronde degli alberi, i Bagni San Filippo non sono sembrati tanto caldi. A essere calda, piuttosto, è stata l’aria. Tra i campi coltivati del Lazio e della Toscana, infatti, non si respira per il caldo e per questo, al ritorno, facciamo tappa a Radicofani per spritzettare. Come il giorno prima, quando siamo arrivati al Casale dei Gelsi, la parte preferita della giornata è stato il meritato tuffo in piscina. La sera, Poldo e Lory ci sorprendono con una cena a base di pesce, preparata dal loro amico Dario con la sua Apecar trasformata in cucina ambulante.

I Monti Sibillini sono stati la meta di venerdì. Un gruppo compatto di nove moto avanza verso est, sperando di sfuggire al caldo rifugiandosi in altitudine. Ci fermiamo a Civitella di Lago, un bellissimo borgo medioevale, con vista mozzafiato sul Lago di Corbara. Borgo che ospita il famoso Museo dell’Ovo Pinto.
Proseguiamo, aggiriamo Todi, conosciuta per essere la città più vivibile del mondo. Stop alla sorprendente Rasiglia, conosciuta anche come borgo dei ruscelli o la Venezia dell’Umbria, attraversata da diversi torrenti dalle acque più limpide di quelle delle Maldive. Ci fermiamo a prendere un aperitivo come al solito e parecchi di noi scoprono le delizie del gelato artigianale (quello al caramello salato ha riscosso il maggior successo). È qui che i golosi scoprono le proprietà terapeutiche della norcineria umbra. Finalmente raggiungiamo la meta: Castelluccio di Norcia, uno dei centri abitati più elevati dell’Appennino. Castelluccio è conosciuto maggiormente per i suoi campi fioriti. Infatti, durante la stagione di fioritura, i campi intorno al paesino si dipingono dei colori più sgargianti: rosso, indaco, giallo, verde. Purtroppo per noi, non sappiamo se a causa del caldo torrido di quest’estate o semplicemente perché eravamo a fine stagione, i fiori erano pochi. È stato comunque un bel giro sui Monti Sibillini. Abbiamo anche visitato Norcia, un paesino che è stato all’epicentro del terremoto che ha colpito il centro-Italia nel 2016. Le tracce della devastazione sono ancora lì. Fuori dal centro sono stati sistemati i casotti provvisori che ospitano i negozi che una volta si trovavano nel centro storico. 
Un’altra serata spettacolare, con cena a sorpresa dagli amici di Paolo nella loro fattoria, con vista mozzafiato sul monumento naturale “le Balze di Seppie” e su Civita di Bagnoregio (Unesco) dove ci hanno preparato un divino maialino allo spiedo e tagliatelle al tartufo.

Sabato è stata una giornata “libera”. Alcuni sono andati a visitare Orvieto, altri a Civita e a Sant’Angelo, un paesino anonimo reso celebre dai 54 murales (da Alice nel Paese delle Meraviglie a Mary Poppins) che ricoprono ormai la maggior parte delle case. Il pomeriggio, lo abbiamo trascorso quasi tutti in piscina, prendendo il sole o leggendo. Ancora mi chiedo come in molti siano riusciti ad entrare nella Jacuzzi (o come è stata ribattezzata da Knut, detto Kunz per l’occasione: Ja-Guzzi) a 38°C, mentre fuori ce n’erano altrettanti. L’ultima cena è stata una grigliata su una splendida graticola, preparata dai meravigliosi padroni di casa. Infine tutti a letto, perché la sveglia suona presto la domenica. I più valorosi hanno fissato la partenza alle 5:00, per evitare il gran caldo, e guidati da Loretta sono tornati a casa. Al Casale siamo rimasti solo io e mio papà, che abbiamo continuato la vacanza a Firenze; Marina ed Elk, che hanno proseguito verso il mare e Paolo, che è rimasto al Casale. 

Un altro viaggio, altri ricordi. I non-battibecchi tra Enzo e Carlo (soprannominati i Muppet Show), l’eterna fame di Marco (con la sopportazione di Cristina), i modi gentili di Geni, il cruciverba la sera al tramonto, la grande ospitalità di Paolo e Loretta… È proprio vero: il cuore dei motociclisti non si misura in pulsazioni, ma in numero di giri (di una Moto Guzzi, in questo caso). Sperando che l’anno prossimo possa guidare anch’io la mia moto, non posso che concludere dicendo che questi sono ricordi che porteremo nel cuore. 

Paolo, Loretta, Marco, Cristina, Enzo, Carlo, Knut, Alessandro, Marina, Eugenio, Erica, Franco e io, Cristel.
P.S. un ringraziamento speciale alle signore del Casale dei Gelsi, Francesca e Giuliana, che si sono prodigate per farci sentire come a casa. 

Cristel D’Inca