DAL CESARINO AI ROBOT

Prima uscita del MGCT con visita alla CHICCO D’ORO

Fra i ricordi della mia gioventù c’è lui: il Cesarino. Ragazzo della vicina Drezzo fu assunto, negli anni sessanta, in una piccola tosteria di caffè in quel di Chiasso, all’inizio di via Lavizzari e, da garzone, diventò in qualche anno, responsabile della tostatura di una marca di caffè locale, quel Cafférino (dal suo fondatore Rino Valsangiacomo), che diventò, anni dopo la CHICCO D’ORO, colosso di un caffè che tutti conoscono, per la bontà del prodotto e per le importanti sponsorizzazioni, specialmente in campo sportivo e culturale.

Me lo rivedo, il Cesarino, grembiule marrone, attento a non far bruciare la tostata, occhio fisso sulla finestrella che permetteva di vedere i chicchi che, all’interno della macchina, venivano scaldati e passavano dal bianco sporco al marrone scuro. Quando il colore dei chicchi appagava lo sguardo e quindi il caffè sembrava aver raggiunto il giusto grado di tostatura, per maggior sicurezza il Cesarino afferrava un’impugnatura di legno sporgente dal frontale della tostatrice e lo estraeva. Con essa uscivano alcuni chicchi, che l’operaio osservava attentamente, annusava e, se soddisfatto, azionava un congegno che permetteva, al caffè tostato, di fuoruscire su un piano orizzontale aerato e, rivoltato da un braccio mobile, raffreddarsi, per poi essere imbustato. Ho seguito spesso il lavoro del Cesarino in quanto, da ragazzo, nelle vacanze estive andavo a Chiasso a trovare gli zii e i cugini Valsangiacomo, rimanendo, a volte, qualche giorno e, per passare il tempo, si andava ad aiutare in tosteria. Nostro compito era imbustare. Muniti di apposita paletta si pescava il caffè da un secchio, si posava la busta aperta sulla bilancia e la si riempiva. Con un po’ di pratica si riusciva a completare il riempimento senza quasi guardare la bilancia. A dipendenza della grandezza della busta (100 g, 250 g o 500 g), sapevamo già quanti colpi di paletta necessitavano. Ad operazione completata bisognava ripiegare un paio di volte l’apertura e, dopo aver inserito un buono-punti, porla sotto una saldatrice che, con due ganasce roventi, chiudeva ermeticamente la busta.

Ora il Cesarino non c’è più e non c’è più neanche la vecchia tosteria di via Lavizzari. Al loro posto è sorta la CHICCO D’ORO, in territorio di Balerna, che presenta ai visitatori un bellissimo museo dal quale, oltre ai numerosissimi pezzi esposti, si può vedere l’intero reparto della lavorazione del caffè. Una trasformazione impressionante. Dallo scarico del caffè crudo dai camion, alla partenza del prodotto finito, un seguito di operazioni robotizzate permette la lavorazione della preziosa bevanda con massima igiene, assoluta precisione e garanzia di qualità. L’aspetto umano, nonché la conduzione familiare assumono comunque grande importanza: una sessantina sono i dipendenti in ditta, senza contare i numerosi collaboratori in Svizzera e all’estero. Inoltre, in direzione, Cornelio (figlio di Rino) e la moglie Doriana si avvalgono della collaborazione, delle figlie Susanna e Carolina, nonché, da una dozzina d’anni, del cugino Vittorio Maspoli, prezioso nei settori di Marketing e Vendita.

Proprio lui ci ha accolti in ditta (unitamente a Doriana e Cornelio Valsangiacomo che ci hanno offerto un corroborante caffè), sabato 9 aprile e ci ha guidati, con interessanti spiegazioni, lungo l’appassionante storia del caffè, dalla pianta alla tazza. Una vera presentazione didattica, con l’ausilio di alcuni degli oltre 1500 pregevoli pezzi presenti al museo e di un bel filmato di recente composizione.

Dopo il ricco aperitivo, gentilmente offerto dai titolari, che sentitamente ringraziamo, ci siamo spostati al vicino ristorante Borgovecchio per il pranzo. 

Siamo giunti a Balerna in 27 persone su 23 Moto Guzzi. Partenza da Lugano, poi Porlezza, San Fedele d’Intelvi, Argegno e Cernobbio. Nel pomeriggio, ritorno attraverso Porto Ceresio e l’Alpe del Tedesco (fondo stradale molto buono), che da Cuasso al Piano porta in Valganna. Da lì Ponte Tresa e Lugano, con sosta al Ristorante Battello di Caslano per birretta finale e triangoli di pizza… pure offerti. Ringraziamo la signora Zaninelli. Saluti finali e… alla prossima.

                                                                                   Ermanno